mar. Dic 11th, 2018

Start-Up: le straordinarie capacità di un’idea

Santo La Rosa è tra i pionieri e uno dei nomi più rispettati dell’informatica distribuita in Italia. Imprenditore da trentacinque anni, nel 1986 è stato socio fondatore di Sistemidata S.p.A., che si è rapidamente affermata come uno dei principali player italiani di soluzioni informatiche gestionali e fiscali, della quale è rimasto amministratore fino al 2015. Ha attivamente collaborato alla nascita di realtà come BLUENEXTGROUP S.r.l. e BLUENEXT S.r.l. – nata dalla fusione di SISTEMIDATA S.p.A. con ITALSTUDIO S.p.A. –, delle quali è consigliere speciale di direzione.

 

[…] Il mio rapporto con l’informatica era iniziato in un mondo diverso, fatto di sistemi operativi di cui non ci si ricorda più neanche il nome. Un mondo fondato sulle speranze verso una tecnologia che sarebbe stata il futuro. È scommettendo su queste speranze che ho speso trentacinque anni della mia vita.

Nomi come IBM, HONEYWELL, OLIVETTI, quando l’informatica era appannaggio di università e grandi aziende, erano sembrati titani fino agli anni Settanta, ma, negli anni Ottanta, iniziarono ad essere circondate sempre più da piccole e agili realtà imprenditoriali che si diffondevano come gemme di una nuova passione. Queste pietre preziose erano formate dall’interesse curioso di tanti giovani che si avvicinavano alla programmazione, dalle prime aziende di hardware simili alle botteghe degli elettricisti e dalle macchine per scrivere, da calcolo, elettrocontabili, soprattutto dagli elaboratori che conquistavano terreno negli uffici.

Il tempo, tutto si giocava sul tempo. Rivoluzionare la vita delle persone significava permettere loro di avere più tempo da impiegare e per farlo si dovevano vendere hardware e software, operazioni standardizzate e ripetibili in un intervallo infinitamente più breve di quello necessario fino ad allora. Ogni software poteva girare solo sulle unità di elaborazione dalle quali era nato: un linguaggio, una macchina. Vendere il software significava, dunque, vendere tempo tramite un cervello elettronico o più comunemente un elaboratore. L’idea della rivoluzione informatica, allora, non era nelle nostre menti. Molto di ciò che oggi viene detto sull’informatica delle origini, in quegli anni, riguardava forse solo gli scienziati e le grandi case produttrici di computer. La base, la rete di piccole e medie imprese, che ha permesso una diffusione capillare della meccanizzazione informatica, all’epoca, non aveva chiara la visione del futuro: voleva solo un posto di lavoro!

Gli elaboratori di allora, però, occupavano spazi considerevoli e venivano foraggiati di aria condizionata tutto l’anno, dato che ad un cervello serve molto ossigeno, e ne serve ancora di più se è composto di plastica e metallo. Il grigio-blu degli armadi che li rivestivano, il ronzio delle resistenze elettriche, il tic tac delle macchine perforatrici di schede erano la voce di organismi con i quali dialogare. All’inizio non c’erano tastiere interattive né monitor, solo lucette intermittenti. I piccoli occhi luccicanti, tra i pannelli di metallo, indicavano la pulsazione vitale di quelle entità. Moduli continui di carta stampata a perdifiato, con righe a caratteri di scrittura diversi da qualunque cosa mai vista: lettere alfabetiche disegnate da linee quasi labirintiche che sembravano appartenere a una lingua aliena. La struttura dei centri elaborazione dati era chiara e gerarchica: il programmatore, i perforatori e gli operatori si muovevano in sintonia tra le schede da perforare e le padelle hard disk da 2.5 MB per archiviare. I pochi elaborati, come il giornale di contabilità, le liste anagrafiche e le fatture erano considerati stupefacenti, soprattutto per me, che come dirò nel prossimo capitolo non ero risultato idoneo a nessuno dei ruoli richiesti dai Centri di Elaborazione Dati (CED).

Riflessione

Il cambiamento è, sempre più spesso, una costante imposta dalle rapide e continue evoluzioni. Le aziende che non riescono a tenere il passo, modellandosi, sono destinate alla sicura estinzione. Tante sono le vittime illustri di questa selezione darwiniana, comprese quelle che per decenni sono state emblema del cambiamento e del successo. Pensiamo, ad esempio, ad AGFA e KODAK che non seppero anticipare l’avvento delle fotocamere digitali.

 

Santo La Rosa

[Tratto da “Start-up: le straordinarie capacità di un’idea“, Santo La Rosa, Aliberti, 2017]

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