mar. Dic 11th, 2018

Sapori e profumi della Puglia: la storia di Cantina Varvaglione 1921

Puglia, il tacco dello stivale, terra dai mille colori, di paesaggi incontaminati e incantati, una striscia di terra meravigliosa che si allunga sul mare, luogo dalle innumerevoli tradizioni e dalle antiche origini, ricca di arte e cultura. La Puglia è ritmi e colori della Taranta e della pizzica salentina, è buon cibo e vino eccelso: ed è dai vigneti autoctoni, dai sapori unici del Primitivo e del Negramaro che nasce la nostra storia, quella della Cantina Varvaglione 1921, prestigiosa realtà del vino pugliese con sede a Leporano, in provincia di Taranto.

Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Marzia Varvaglione, l’ultima di una generazione di imprenditori che, quasi un secolo fa, ha creato un’azienda di successo, oggi marchio riconosciuto nel mercato nazionale ed internazionale, tramandata grazie a sacrificio, passione e ad un legame intrinseco, unico e profondo con la propria terra. Marzia ha preso le redini dell’azienda di famiglia ancora molto giovane, facendosi carico di una sfida tutta nuova: comunicare la tradizione, la cultura e la storia del proprio Paese, della sua Puglia, attraverso le note delicate dei suoi vini.

 Qual è la sua storia personale legata alla Cantina Varvaglione e che ruolo ricopre al suo interno?

«Rappresento la quarta generazione di un’impresa a matrice famigliare nata da mio bisnonno – ci racconta Marzia – e in quanto tale ho sempre ‘bazzicato’ in azienda durante le mie estati. Il mio ingresso ufficiale è avvenuto circa cinque anni fa, quando avevo appena finito il mio master e mi preparavo a scrivere la tesi; durante quello stesso periodo un nostro manager del settore commerciale ci comunicò di doversi assentare per qualche mese e, nonostante non mi fossi ancora laureata ufficialmente, presi in carico questa sfida andandolo a sostituire: è stato un passaggio sicuramente drastico e repentino, ma che mi ha messo alla prova consentendomi di imparare tantissimo e in poco tempo. Oggi mi occupo ancora di commerciale e ricopro il ruolo di developer, ho creato l’ufficio marketing e comunicazione e durante questi cinque anni sento di aver dato il mio personale contributo alla forte crescita che stiamo vivendo, anche in termini di brand awareness.»

 Qual è la storia della vostra azienda e quali sono stati i momenti chiave più importanti?

 «La storia della nostra famiglia e della nostra realtà aziendale è fortemente legata alla Puglia: mio nonno ha dato vita a quello che ora è un marchio in continua crescita e sviluppo nel lontano 1921. La nostra terra è ricca di vigneti e offre molto terreno da coltivare, quindi era normale che un secolo fa, nelle case di campagna, ci fosse la tendenza ad essere autosufficienti coltivando in proprio. Mio bisnonno ha iniziato a produrre il vino quasi per gioco, nel suo garage, e piano piano con il passaparola si è creato un’attività collaterale che ben presto è divenuta quella primaria. È stato invece suo figlio, mio nonno, a costruire la prima vera azienda con i soldi guadagnati durante la seconda guerra mondiale dalla vendita di forniture e arsenale per le forze armate, così tra il finire degli anni ’50 e gli inizi degli anni ’60 nacque il nostro primo stabilimento produttivo. Mio padre, che è anche il nostro enologo, è arrivato in azienda molto giovane e con lui è iniziato invece il processo di internazionalizzazione e vendite verso l’estero. Negli ultimi 3-4 anni abbiamo vissuto una forte crescita, sia dal punto di vista numerico e dei prodotti venduti, sia dal punto di vista del brand awareness e del marketing, culminato con la creazione di un nuovo brand dall’immagine molto forte che si chiama 12 e mezzo: una linea di vini prodotta da vitigni autoctoni della Puglia, molto innovativa sia in quanto a packaging sia in quanto a prodotto, pensata per un target che ama bere il vino ma che è anche attento all’estetica, ai dettagli e alla qualità».

Impresa è anche cultura: la vostra filosofia è quella di racchiudere l’essenza della Puglia in ogni bottiglia di vino. Si può definire questa la vostra mission?

«Noi siamo molto orgogliosi di essere pugliesi e ci sentiamo degli ambasciatori della nostra terra. In quanto tali, cerchiamo di trasmettere il forte legame con la nostra regione attraverso i nostri prodotti: produciamo vini che provengono da vitigni autoctoni, e abbiamo cercato di catturare l’essenza della Puglia dedicando ad ognuno un nome che ricordi la nostra terra». E da questa peculiare connessione con la propria terra nasce il Margrande che, Marzia ci racconta, si chiama così perché dedicato a Taranto, la città dei due mari; e ancora lo Schiaccianoci, Negramaro del Salento dalle note fruttate e speziate, che eredita il suo nome da un oro proveniente dalla Magna Grecia (di cui Taranto fu Capitale, ndr.) “E poi c’è il nostro vino di punta, il Papale Oro: il papale indica la contrada, che da noi sta per quartiere, inoltre uno dei primi proprietari di questa terra fu un Papa pugliese. Questo quartiere si chiama tutt’oggi contrada papale ed è proprio qui che nascono i nostri vigneti, è un modo per ricordare le nostre origini».

 Esportate i vostri vini anche all’estero?

 «Esportiamo in quasi 50 Paesi in tutto il mondo, abbiamo un mercato importante in Germania, Svizzera, Giappone, Cina e Stati Uniti. In Italia? Copriamo tutto il territorio, anche se con qualche difficoltà in alcune regioni come per esempio la Toscana o il Veneto, che hanno un’importante tradizione vinicola alle spalle».

Parliamo di vision aziendale: quali sono i progetti per il futuro?

«Sicuramente uno dei nostri progetti di comunicazione per il 2019 è quello di far arrivare al cliente il perché, la storia, il motivo per il quale abbiamo scelto di dare determinati nomi ai nostri vini e che ora, per ragioni di spazio, non può essere stampato sull’etichetta presente nella bottiglia. Inoltre, nel 2021 festeggeremo il nostro primo centenario e stiamo lavorando in vista di questo importante traguardo, vorremmo creare dei prodotti ad hoc e abbiamo molti progetti in cantiere. Vogliamo proseguire sulla strada dell’innovazione, rimanendo utili e lavorando tanto e a testa bassa, che è un po’ la caratteristica che ci contraddistingue e sicuramente la chiave del nostro successo».

 

 

 

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